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Sebbene situato in montagna, il Léman, a causa della massa d’acqua che contiene, crea nel territorio circostante un microclima. In inverno, il lago restituisce il calore immagazzinato durante l’estate e addolcisce il rude inverno montano. In estate, rinfresca l’ambiente limitrofo.
Tuttavia, in inverno, quando si verificano alcune particolari condizioni climatiche — aria secca fredda e stagnante in alta e media atmosfera — l’umidità più calda che si alza dalle acque del lago, ristagna e si trasforma in spessa nebbia che si accumula su due o trecento metri di alto, potendo ristagnare a 100 metri sopra il suolo, durante due o tre settimane. Questo mare di nebbia sempre più spesso deborda dal bacino e invade le vallate adiacenti fino ad un’altitudine di 800 – 1.000 m.
La Commissione internazionale per la protezione delle acque del Lemano (CIPEL) è una commissione transfrontaliera franco-svizzera che lavora dal 1962 per il miglioramento della qualità delle acque del Lemano. Nel 2001 ha iniziato il nuovo piano decennale che ha come obbiettivo principale il miglioramento dell’alimentazione in acqua potabile del bacino.
Trovandosi su un corrente migratorio tra le Alpi e il Giura, il lago è una zona prediletta da numerosi uccelli. Proveniendo dalla Scandinavia o anche dalla Siberia, 150.000 volatili vengono ad acquartierarsi per l’inverno, tra cui il grande cormorano.
Al giorno d’oggi, una trentina di specie di pesci vi coabitano, tra cui il molto ricercato salmerino, il pesce persico da cui si ottengono degli eccellenti filetti, il luccio, il coregone, localmente chiamata “féra” (coregone bianco), e ovviamente le trote.
Il gambero americano rilasciato per errore nel lago negli anni ottanta ha oggi colonizzato le sue acque. Questo piccolo crostaceo, molto apprezzato per la sua carne succulenta, oggi è pescato per rifornire i numerosi ristoranti.
Un luccio di 1,34 m è stato tirato fuori dal lago nel 1996, un altro di 20,5 kg è stato pescato nel marzo 2004 nel cantone di Vaud.
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